Disfida di Aldobrandino - ALDOBRANDINO

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Disfida di Aldobrandino

Era il luglio 1177 quando Federico Barbarossa giunse a Padova. Al suo seguito c’ era anche un certo Aldobrandino, detto da Conselve, paese dove era nato e cresciuto prima di partire per arruolarsi nell’ esercito del Barbarossa.
Nelle città venete non si era ancora spento il ricordo dell’ unione nella Lega Lombarda, così come la sconfitta inferta all’ imperatore da appena un anno e due mesi nei pressi di Legnano. E in quei giorni di sosta a Padova non si parlava d’ altro: soprattutto tra i soldati al seguito di Federico si discorreva degli eccidi, degli assalti e delle prove di coraggio e di valore mostrate dai tedeschi e dagli italiani …. Ma non sempre si riportavano i fatti con la dovuta equità. Tanto che i racconti riscaldavano gli animi e a causa della disparità dei giudizi o dell’ odiosità di certe frasi ingiuriose, talvolta si sfiorava la rissa.


Fu proprio durante una di queste animate discussioni che il tedesco Enrico, tribuno della milizia robusto e forte, distintosi per il valore mostrato in battaglia, arrogante e pieno di sé, denigrò il valore dei soldati italiani e lodò smodatamente le gesta dei suoi conterranei. Egli inoltre accusò Adobrandino di non avere combattuto con sufficiente coraggio e asserì che a Legnano il re fu sconfitto anche per colpa sua. A quel punto, ferito nell’ orgoglio, non tanto per evidenziare la propria destrezza nel combattere, quanto piuttosto per l’ offesa all’ onore della sua nazione, Aldobrandino indignato rispose a Enrico:

“Tu sei un tedesco, io italiano. Orsù dunque, meglio che la questione si decida col ferro e dalla prova delle armi si veda quale nazione merita più stima. Io ti sfido!”.

Enrico non poté rifiutare lo scontro. Del duello ne fu informato anche l’ Imperatore Federico, che senza esitare autorizzò lo scontro e autorizzò la presenza in compagnia di araldi, dame, paggi, cavalieri e della popolazione.

Durante lo scontro Aldobrandino, impaziente, aggredì il rivale con impeto vivio, scoprendo però il fianco e ricevendo un taglio al bracccio sinistro. INfuriato come un leone ferito, si scagliò allora contro Enrico e lo costrinse ad indietreggiare per evitare la tempesta di colpi. Approfittando del fatto ce il rivale si era sbilanciato, lo inseguì, lo disarmò e gettata la spada, lo afferrò a mezzo vita, puntandogli il pugnale alla gola, per la resa.
Enrico non rispose al categorico invito e per evitare che Aldobrandino lo uccidesse, l' imperatore Federico ordinò di porre fine alla lotta evitando la morte del suo tribuno.

Allora Aldobrandino afferrò il tedesco e lo trascinò al cospetto dell' imperatore dicendo:

"A te, mio sovrano, io dono costui, che la vittoria or ora fece mio schiavo."

Commosso da così nobile gesto dell' eroe conselvano, Federico non potà che lodare le virtù del giovane. Poi chiesta una spada ai militari, davanti ai dignitari di corte e al popolo esultante, lo nomino conte e cavaliere dell' impero germanico

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